Un padiglione da Re

La Sala d’attesa del Re alla Stazione Centrale di Milano

Nel 1906, lo stesso anno dell’inaugurazione del traforo del Sempione e della prima Esposizione Universale a Milano, fu proprio il re Vittorio Emanuele III a porre simbolicamente la prima pietra della nuova stazione centrale, ancora orfana di progetto, la cui necessaria costruzione avrebbe soddisfatto le ambizioni di sviluppo di quella zona ancora semi rurale della capitale lombarda.

Ma il re dovette aspettare oltre 25 anni prima di vederla completata e prima di usufruire di una sala di attesa concepita per il transito da Milano, suo, della sua famiglia e dei suoi collaboratori su volontà di Costanzo Ciano, ministro delle poste e delle comunicazioni. Da quanto riportano le cronache, per contare gli effettivi passaggi milanesi della famiglia Savoia, le dita di una mano sono anche troppe, ma l’elegante solidità e profluvio di ricchezza di materiali e dettagli architettonici resta intatto per l’estasi mondana di un passato ormai lontano per noi cittadini del XXI secolo.

È stato un restauro promosso da Grandi Stazioni, di concerto con la Soprintendenza per i Beni Architettonici di Milano, a restituircelo nel 2007 con tutto lo splendore originario del noce, dell’onice, dell’ebano, del marmo verdello di Verona, delle maioliche dipinte e degli svariati affreschi opera di diversi artisti e scultori coinvolti all’epoca, fra i quali ricordiamo: Ambrogio Bolgiani, Alberto Buzzoni, Basilio Cascella e Franco Lombardi.

Il Padiglione al termine del braccio destro del grande fabbricato della stazione, è distribuito su due livelli, che costituiscono rispettivamente la Sala Reale e la Sala delle Armi, sembra essere un abaco di quella grandiosa, e tribolata, opera firmata da Ulisse Stacchini fra il 1912 e il 1925 con continui rimaneggiamenti. Completata di fatto solo nel 1931, apparve con uno stile architettonico eclettico ormai tramontato, ma in linea con le aspirazioni celebrative del regime fascista.

Nonostante la sua monumentalità abbia attirato svariate critiche portò Frank Lloyd Wright a indicarla come “la più bella stazione ferroviaria al mondo” e a consegnarla alla storia come la più ampia stazione ferroviaria europea. Sorse con il motto in motu vita, coniato dallo stesso architetto, nella città che ha dato i natali al Futurismo, celebratore delle vie del ferro.

I due livelli, che si trovano anche nel Padiglione Reale, rivelano l’interscambio tra il traffico urbano e quello ferroviario inglobato dall’intera struttura. La Sala Reale è infatti situata al piano binari e vi si accede direttamente dal binario 21, attraverso una porta a vetri, mentre alla Sala delle Armi, si accede da piazza Luigi di Savoia per garantire un ingresso indipendente. E nella sala da bagno dietro le specchiere era predisposta anche una via di fuga in caso di pericolo per il re.

L’esclusiva sala d’attesa, ora utilizzata per eventi culturali e cerimonie, è rimasta inutilizzata durante la seconda guerra mondiale fino al 2 giugno 1946, quando fu convertita in sala presidenziale dopo il referendum repubblicano. Una storia densa che partecipa a definire il Padiglione un vero “gioiello nascosto”.

In collaborazione con
Grandi Stazioni

Service partner

  •  Anteo
  •  Barbara Avellino
  •  Chocolat
  •  Istituto Italiano Fotografia
  •  Ordine Architetti Milano
  •  Molteni&C
  •  Pubblimetal
  •  L_SAE
  •  TVM
  •  TVM

Comments are closed.