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Cultura underground e architettura ipogea nel film di Luc Besson
Regia: Luc Besson
FR 1985
Durata: 104 mins

“Cocktail superalcolico di postmoderna cultura audiovisiva. Pieno di difetti, ma energico, insolente, ricco di figure e di invenzioni colorite, con un piede nel cinema e l’altro nel fumetto alla Frigidaire”. Così si legge in un Morandini d’epoca e la descrizione non sembra essere sbiadita, così come non lo sono le prove d’attore di Isabelle Adjani e Christophe Lambert (che si aggiudicò il premio César). È la seconda opera di un Besson appena venticinquenne e non c’è da perdonargli molto, anzi è uno dei suoi film che ha ottenuto un acclamato successo popolare e commerciale: i dati registrano 850mila persone in sala solo a Parigi e in Italia, dove fu distribuito a partire dal 24 aprile 1986, 75mila spettatori nelle 12 città principali. Inoltre è il film che pone in luce alcuni dei tratti più indagati dal regista francese, classe 1959. Ambientato interamente nella metropolitana parigina, con l’aiuto dell’ormai anziano e pluripremiato scenografo di origini ungheresi Alexandre Trauner, si fa metafora dell’architettura ipogea interpretata con la simbologia dell’estetica underground delle metropoli contemporanee. Nella contaminazione tra noir, azione e metafora fa pensare a un videoclip e sembra parlare il linguaggio giovanile in formazione all’epoca. Ma soprattutto anticipa le riflessioni indagate come “non luoghi” da Marc Augè, in quei siti di transito, in cui si sovrappone passaggio e vita in un andare e un venire senza confini, e che in Besson diventano luoghi di un altrove che offre possibilità ancora da sondare, accolgono l’anelito di libertà, sfiorando il tema dell’abbandono, della marginalità, del rifiuto della società e delle sue norme e dell’organizzazione di una vita parallela. Per via della sua ambientazione è stato accostato ai Misteri di Parigi di Victor Hugo, che aveva preceduto Besson nelle peregrinazioni dei bassifondi dell’anima oltre un secolo prima. E il suo sguardo, incrociandolo oggi, si conferma come un invito quanto mai attuale a vedere al di sotto della superficie e a esplorare la vita degli uomini lì dove non ci si aspetta di trovarla.

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