Alessandro Mendini Homage. A choral tribute


Alchemico. Potrebbe essere una parola giusta per lui e per rievocare la molteplicità degli interessi di Alessandro Mendini. E non solo perché la parola era anche in uno dei tanti progetti che ha costellato la sua storia. Quando il 18 febbraio 2019 è mancato, la commozione condivisa nel mondo ha preso subito i colori delle cose che ci ha lasciato. E gli omaggi, hanno rivelato la sua costanza nel miscelare la creatività con la continua ricerca di idee, persone, strade nuove da percorrere. Ha attraversato il “secolo veloce”, ne è stato uno dei motori, ed è arrivato nel frenetico XXI preparato, perché lo aveva anticipato. La rassegna curata da MDFF su invito di Marcel Wanders, in occasione della settimana del design milanese, vuole raccontare tutto questo. E ci riesce perché è lui, ancora una volta, a offrire la materia per farlo. Nei video e documentari raccolti, parla in prima persona o viene fuori attraverso le visioni estreme e radicali che hanno spinto un po’ più in là, sempre con garbo e per curiosità. Incontriamo gli amici di strada come Cinzia Ruggieri e i suoi Matia Bazar, i Magazzini Criminali, gli altri amici di Alchimia. E gli amici oggetti (quelli del mondo Alessi e tutti). I progetti fatti lontano da casa, dall’Olanda (Museo Groninger) alla Corea (per Ramun e Samsung). Le mostre. Le avventure editoriali (Casabella, Domus, Modo). Il suo fare riflessivo. Sempre con la pluralità, senza timore di perdere il centro. Sono come i puntini colorati della sua Proust – forse per questo lo rappresenta bene – dietro i quali si nascondono i ricordi dei quadri e dell’arte amati nell’infanzia, la varietà delle sue sperimentazioni, l’ironia con la quale approcciava la progettazione e la serena serietà con cui lo faceva. Quando appare, la cosa che colpisce è la vivacità e la tranquilla irrequietezza del suo sguardo. E così, usare una coralità di tributi e l’arte delle immagini in movimento, sembra proprio il modo migliore per ricordarlo.
Ciao Alessandro!

Alchemical. This might be the right word for him, a word that evokes Alessandro Mendini’s myri-ad of interests. And not just because “Alchimia” was the title of one of the many projects that constellated his career. When he left us on 18 February 2019, the international wave of mourning instantly took on the colours of the things he left behind. And the tributes to his work have re-vealed his unceasing efforts to combine creativity with the constant research of ideas, people, new paths to take. He sailed through the “short century” and was one of its driving forces, and he entered the frantic 21st century prepared, because he had foreseen it. The repertoire which Mar-cel Wanders asked MDFF to create for Milan design week aims at telling this story. And it accom-plishes its mission, because it is Mendini who, once again, provided us with the tools to do so. In the videos and documentaries gathered, Mendini speaks in the first person or emerges from the extreme and radical visions that advanced his field, as always with grace, and moved by intense curiosity. We meet Mendini’s travel companions, such as Cinzia Ruggieri and the band Matia Ba-zar, the Magazzini Criminali theatre company, the other friends at Alchimia. And his inanimate friends (such as those he created for Alessi and others). The projects he gave birth to far from home, from the Netherlands (Groninger Museum) to Korea (for Ramun and Samsung). The exhibi-tions. The editorial adventures (Casabella, Domus, Modo). His thoughtful attitude. Always with an eye to plurality, without the fear of losing focus. Like the colourful dots of his Proust armchair, – perhaps that is why that piece of design represented him so well – which reflect the memories of the paintings and the art he loved as a child, the multiplicity of his experimentations, the irony that characterised his approach to design and the serene gravity that accompanied it. When it comes into sight, what strikes us is the vitality and the peaceful restlessness of his gaze. There-fore, using a collective tribute and the art of images in motion seems to be the best way of re-membering him.
Ciao Alessandro!

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