ANTEO PALAZZO DEL CINEMA

27 ottobre 2019 ore 10:30

[columns_row width=”third”] [column] Marcel L’Herbier è forse stato fra i primi a decretare che il cinema è veicolo di nuovi linguaggi, proprio agli esordi della Settima Arte. A sostegno di questa sua particolare attitudine e delle sue raffinate esigenze sceniche, nonché della sua poliedricità, chiama l’architetto Robert Mallet-Stevens a curare le scenografie, il costumista Paul Poiret a vestire i suoi personaggi e affida il prologo alla firma di Fernand Léger. C’è tutta la modernità estetica futurista del connubio dicotomico fra arte e tecnica, progresso e sentimenti, cinema e architettura. Il tutto dichiarato con un montaggio rapido, volumi architettonici plastici e nella città fuggente, oltre che nella espressività della protagonista, “l’inumana”. Così la pellicola è stata consegnata alla storia, iscrivendosi di diritto fra i migliori prodotti di arte d’avanguardia, sintesi dello spirito del tempo. [/column] [column]Marcel L’Herbier might have been the first to declare that cinema is the mean of new expressions, just at the debuts of the Seventh Art. Sustaining this particular attitude and its scenic necessities, as well as its versatility, which calls the architect Robert Mallet-Stevens to curate the scenography, the couturier Paul Poiret to dress up its characters and assigns the prologue to Fernand Leger. There’s all the futuristic and aesthetic modernity in the union between art and technic, progress and sentiment, cinema and architecture. All declared with a quick editing, architectonical plastic volumes and in the fleeting city, other than in the expressivity of the protagonist,“ The inhumane”. This way, the film was given to History, subscribing the right of the best products of Avantgarde art, summary of the spirit of the time.[/column] [column]
Director: Marcel L’Herbier
Year: 1924
Duration: 135′
Language: No Dialogues
Country: France
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