L’Auditorium del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano: una breve storia

L’attuale Auditorium del Museo, teatro abituale di conferenze ed eventi, era un tempo una sala cinematografica in piena regola, voluta da Guido Ucelli, fondatore del Museo: una scelta originale, che merita di essere raccontata.

La fondazione
La sala viene inaugurata alla presenza del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi il 13 aprile 1954, a circa un anno dall’apertura del Museo (15 febbraio 1953). È arredata con cura, ha 461 posti in platea e 182 in galleria. Il progetto è dell’architetto Piero Portaluppi mentre l’apparato di proiezione e l’acustica sono realizzati da Cinemeccanica, azienda milanese leader del mercato nazionale. C’è anche un proiettore a 16 mm, formato tipico del cinema scientifico e didattico.
Il primo film, proiettato il 3 ottobre, è il documentario scientifico Sesto Continente, opera prima di un giovane regista esordiente: Folco Quilici.

Documentari scientifici, cinema d’essai, cinema per i ragazzi
Nel Secondo dopoguerra, la comunità scientifica desidera valorizzare il ruolo del cinema nella ricerca e nell’istruzione. Guido Ucelli sembra raccogliere la sfida: l’ingegnere, che desiderava dare alla città «un Museo vivo», predispone una biblioteca, un’aula per la didattica sperimentale, spazi per le associazioni e una sala per la «cinematografia educativa e culturale». Al Museo si proiettano esclusivamente documentari di provata qualità: è «un cinema per la gente che pensa», scrive il Corriere della Sera il 1 gennaio 1955, che istruisce ed è piacevole. Dopo qualche anno, si decide di proporre anche film a soggetto, riservando al documentario una giornata fissa ed eventi particolari, come la Mostra Internazionale del film scientifico. Anche nella scelta dei film di finzione, rimane valido il principio “museale” dell’educare con diletto: i film vengono scelti secondo i criteri, ancora nuovi in Italia, del “cinema di assaggio”. Le retrospettive sono dedicate alla cinematografia di un paese estero, oppure ad un argomento popolare: i giovani, le donne, la fantascienza, e così via. Con grande equilibrio, si cerca di evitare sia la cinefilia eccessiva che la deriva commerciale. Sin dagli inizi il cinema del Museo propone anche una programmazione specifica per i ragazzi. Ucelli accoglie le richieste dei pedagogisti che cominciano a chiedere spazi dedicati ai piccoli. Negli Anni 50, le famiglie che portano al cinema i bambini, infatti, hanno ancora l’abitudine di vedere film per adulti.

Cinema e museo: il piacere dell’osservazione diretta.
La storia del cinema del Museo, rimasto nella memoria di molti milanesi come luogo d’affezione, è ricca e merita un’esplorazione ulteriore, anche se la sistemazione recente degli archivi museali ha permesso di conoscerla meglio. Nel 1980 la sala deve chiudere per via delle nuove normative in termini di sicurezza. Nel 2003 si è dato il via ad una operazione di recupero dello spazio, trasformato oggi in un Auditorium da 234 posti, (inaugurato nel marzo del 2007). I molti episodi che devono essere ancora approfonditi possono gettare una luce nuova sul rapporto tra cinema, scienza e società nell’Italia del boom economico. Recenti studi sulla relazione tra cinema e musei hanno messo in evidenza come, sin dalla nascita del cinema, quest’ultimo abbia interagito con i contesti museali come “espansione” dell’attività di osservazione dal vero, proposta nelle sale tramite l’esposizione delle collezioni. Il cinema ha il potere di mostrare “cose vere” nel loro contesto, renderle animate, creare ulteriori fattori di interesse per il tramite di un’emozione estetica.
Così, sia per Ucelli e che per i primi curatori della programmazione della sala del Museo, sono la bellezza e lo stupore generati dall’osservazione spontanea di fenomeni reali a essere il motore del desiderio di conoscenza. Osservare, stupirsi, desiderare di conoscere: una radice comune a cinema, scienza e musei.

Redazione a cura di Simona Casonato, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Le informazioni sono frutto delle ricerche d’archivio condotte dalla dott.sa Simona Casonato (Museo) e dalla prof. Elena Canadelli dell’Università di Padova, grazie al supporto delle dott.se Paola Redemagni e Paola Mazzucchi (Museo).

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