Joseph Robson e la nuova visualizzazione del progetto architettonico

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Joseph Robson è un illustratore di architettura. Ha collaborato al Centre for Advanced Studies in Architecture (CASA) specializzandosi nella modellazione 3D e realtà virtuale. Nel 2006 fonda l’agenzia AVR London indirizzata alla grafica per l’architettura e alle nuove forme di narrazione del progetto architettonico. Collabora con studi del calibro di Herzog & de Meuron, Renzo Piano e Richard Rogers. Joseph Robson partecipa al panel discussion DESIGN THROUGH VIDEO, sala 200 Anteo spazioCinema, Venerdì 7 Ottobre ore 10:00-13:00.

Le tecnologie della Realtà Virtuale stanno profondamente trasformando il modo di comunicare i progetti architettonici. Quello che stiamo scoprendo in AVR London è che gli ambienti di realtà virtuale suscitano una risposta emotiva molto più forte nello spettatore delle forme tradizionali di visualizzazione. Sono come un pugno viscerale, un’impronta indimenticabile nella memoria. Con la realtà virtuale l’architettura diventa molto più vicina alla reale esperienza di vita. Scale, altezza e proporzioni sono portate alla scala del corpo umano.
Poi c’è la magia d’interattività in tempo reale: si può cambiare la posizione del sole, dell’ombra e sentire come lo spazio risponde ai cicli solari quotidiani, al cambiamento dei materiali o dell’arredo. Tutto con un clic! Nonostante immagini e modelli fisici continueranno a dominare la progettazione dell’ambiente, le tecnologie di realtà virtuale diventeranno onnipresenti e accessibili come lo è stato con i telefoni cellulari. All’orizzonte c’è un mondo in cui gli architetti potranno indossare un auricolare e costruire modelli 3D non da dietro uno schermo di computer, ma in un ambiente virtuale 3D per sperimentare come ci si sente ad abitare lo spazio.

Che impatto avranno le tecnologie della realtà virtuale sulla progettazione dell’ambiente costruito?
È troppo presto per dirlo. A Londra solo una manciata di studi di architettura stanno usando questa tecnologia, che permette agli architetti di mostrare ai clienti il progetto attraverso l’esperienza diretta, esplorandolo in modi prima impossibili come con un tour virtuale dell’edificio. La tecnologia può essere utile anche per chiarire la progettazione di spazi di funzionali che coinvolgono processi e attrezzature complesse. Con l’interattività in tempo reale gli utenti finali diventano designer.
In certi ambienti, come ad esempio gli ospedali o gli aeroporti, dove l’uso efficiente dello spazio è cruciale ed è essenziale disporre di ampie zone per il flusso delle persone e di una segnaletica chiara, la realtà virtuale sta già avendo un impatto.

Che cosa rappresenta l’interattività per un video-maker?
Muoversi su piani a 360° gradi di vista, ovviamente, cambia le tecniche di “video-compositing”. Bisogna pensare al di fuori della cornice della fotocamera e considerare l’azione a tutto tondo. L’interazione è poi in grado di influenzare la narrazione che diventa su più livelli di racconto… da qui è facile immaginare una fusione tra generi cinematografici e di gioco.

Le nuove tecnologie stanno attirando l’attenzione al progetto ben prima che si realizzi. Quali sono i rischi di questa sovraesposizione?
Personalmente ritengo che coinvolgere di più il pubblico nella progettazione dell’ambiente costruito non può che essere una buona cosa per la democratizzazione del processo di progettazione. Gli edifici devono lavorare all’interno della loro comunità e non essere come degli UFO provenienti dallo spazio. L’evoluzione del progetto in una relazione diadica va, a mio avviso, incoraggiata. È il pubblico dopotutto che abita e determina il successo dello spazio costruito. E se possiamo fare qualcosa prima che l’edificio sia finito, o definitivamente progettato, ciò non può che aiutare a capire la progettazione.

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