Intervista con Alice Rawsthorn, guest curator di MDFF 2019

 

Originaria di Manchester, Alice Rawsthorn è stata descritta come “The best design critic in the entire world”. E siamo molto entusiasti di annunciare che sarà proprio lei la guest curator di MDFF 2019! Alice ha studiato storia dell’arte all’Università di Cambridge prima di intraprendere la strada del giornalismo, scrivendo su testate come il New York Times, il Financial Times e Frieze. Negli anni ha pubblicato diversi libri tra cui Hello World: Where Design Meets Life (2013) che esplora l’impatto del design sulle nostre vite. Il suo ultimo libro si intitola, Design as an Attitude (2018). Pubblichiamo l’intervista con Alice a cui ne seguirà una più specifica in vista di  MDFF 2019, focalizzata sul suo ruolo di guest curator della rassegna.

Di recente hai detto “Il design ha un altissimo potenziale per giocare un ruolo ancora più profondo e più significativo nella società”. Nel tuo ultimo libro, Design as an Attitude, discuti di questo anche sulla base della lezione di Moholy-Nagy. Ci spieghi meglio?
Questo è un periodo elettrizzante per il design, perché si sta espandendo in nuovi campi affrontando sfide importanti, come la crisi ambientale e dei rifugiati, l’aumento della disuguaglianza, l’intolleranza e l’ingiustizia oltre alla velocità dei progressi tecnologici. Allo stesso tempo, una nuova generazione di designer utilizza strumenti digitali abbastanza semplici e accessibili – dalle piattaforme di crowdfunding ai social media – per liberarsi dal tradizionale concetto di design come pratica commerciale, eseguita su istruzione da qualcun altro, operando in modo indipendente nel perseguimento dei propri obiettivi sociali, politici, umanitari, ambientali e imprenditoriali. Un esempio esemplare è Ocean Cleanup, organizzazione no-profit olandese che ha raccolto oltre 30milioni di dollari per progettare, prototipare e testare un nuovo modo – o almeno si spera – di eliminare i rifiuti di plastica dagli oceani. Descrivo audaci, progetti di design indipendenti come questo e “attitudinali” per la loro integrità, intraprendenza, ingegno e ambizione.

Intelligenza artificiale, sviluppo tecnologico, rivoluzione digitale: quali cambiamenti stanno apportando nelle nostre vite e che scenario si prefigura per il design?
Sviluppare applicazioni utili per nuove tecnologie altrimenti inaccessibili e proteggerci dai loro pericoli, è uno dei ruoli più importanti del design. E oggi lo è ancora di più visto che viviamo in un’epoca in cui i progressi tecnologici accelerano in velocità e dimensioni senza precedenti. Negli ultimi decenni la logistica delle nostre vite quotidiane è stata trasformata dalla digitalizzazione e ora siamo pronti per un cambiamento altrettanto incisivo prodotto dai sistemi di intelligenza artificiale. Lo straordinario potere di queste tecnologie rende fondamentale che esse vengano impiegate con intelligenza, sensibilità e prudenza per assicurare che ci influenzino positivamente, piuttosto che negativamente. Il design può giocare una parte inestimabile in quel processo. Le notizie allarmistiche dei media sul tema dell’IA possono sembrare sensazionalistiche, ma molte di esse ci avvertono delle terribili conseguenze che può avere il design se non è studiato, ragionato e progettato in tempo utile.

Si stima che entro il 2030 il 60% della popolazione mondiale vivrà nelle città. Come siamo arrivati ​​a questo e che opportunità ci saranno per designer, architetti, artisti?
Il design è un fenomeno complesso e sfuggente che ha avuto significati diversi in tempi e contesti diversi, ma ha sempre giocato un ruolo elementare come agente di cambiamento in qualsiasi ambito: ecologico, politico, economico, scientifico, culturale e così via – nel modo più costruttivo possibile. Il design ha già fatto la sua parte nell’espansione delle aree urbane in tutto il mondo e continuerà a farlo anche in futuro. Speriamo che gli architetti e urbanisti del domani imparino dagli errori del passato per garantire che le città siano adatte alle esigenze nel XXI secolo. Altrettanto importante è che facciano lo stesso per la campagna forgiando comunità robuste, costruendo reti sociali basate sul sostegno reciproco nelle aree rurali e sviluppando le necessarie protezioni ambientali.

Il tuo account Instagram è seguitissimo.  Utilizzandolo come strumento critico, come selezioni i contenuti per i tuoi post?
Ho deciso fin dall’inizio di considerare IG come un progetto e il mio obiettivo era quello di dimostrare quanto possa essere ricco, eclettico e dinamico il design e di disinnescare gli stereotipi sul suo essere un esercizio di stile. Per farlo, ho deciso di scegliere un tema ogni settimana declinandolo in modi diversi. A volte lo scelgo attuale, come la politica di genere in occasione della Giornata internazionale della donna o la crisi dei rifugiati per la Giornata mondiale dei rifugiati. Segnalo anche gli anniversari della nascita di grandi designer e architetti pubblicandoli per tutta la settimana. Altri sono miei interessi come il ruolo del design nel riciclaggio, nel mondo del food, nel colore, nella salute… Mi piace il processo di ricerca e i dibattiti sui singoli post e imparo molto dai feed di altre persone. Continuerò ad interagire con i social media finché mi divertirò. Se questo dovesse cambiare, mi fermerò! 

Noi pensiamo che il linguaggio audiovisivo sia quello che meglio rispecchi la contemporaneità. Crediamo che il video venga utilizzato, sempre più spesso, nel lavoro creativo. Qual è il tuo rapporto con il video?
Se le nuove tecnologie vengono applicate in maniera intelligente e sensata, possono creare interessanti opportunità in qualsiasi ambito culturale e il design non fa eccezione anzi, insieme all’architettura ha già beneficiato della rinascita generale del documentario nell’era digitale, come si evince dal crescente numero di artisti che usano film, animazione digitale e altri media per indagare la cultura progettuale, come hanno fatto abilmente gli artisti Camille Henrot e Ed Atkins. È anche affascinante vedere i designer utilizzare il video come strumento utile in progetti concettuali, proprio come hanno fatto Charles e Ray Eames negli anni ’50, ’60 e ’70. Un esempio più recente, tra i miei preferiti, è la serie di film realizzati da Studio Formafantasma intitolati Ore Streams, un progetto di ricerca che indaga la questione degli scarti hi-tech dell’Occidente e i traffici spesso illeciti connessi a questo genere di rifiuti. 

E sul tuo ruolo di guest curator di MDFF 2019?
Amo il design e amo il cinema, quindi sono entusiasta all’idea di riflettere sui film che ho visto negli anni e che sono stati particolarmente illuminanti riguardo al design o ne hanno evocato aspetti specifici. Fortunatamente avrò l’imbarazzo della scelta perché ci sono così tanti grandi film che – consapevolmente e inconsapevolmente – esplorano il design in modo eloquente e incisivo.

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Originally from Manchester, Alice Rawsthorn has been described as “The best design critic in the entire world”. And we are very excited to announce that she will be the guest curator of MDFF 2019! Alice studied art history at the University of Cambridge before embarking on journalism, writing in newspapers such as the New York Times, the Financial Times and Frieze. Over the years she published several books including Hello World: Where Design Meets Life (2013) which explores the impact of design on our lives. Her latest book is titled, Design as an Attitude (2018). We publish the interview with Alice, which will be followed by a more specific one in view of MDFF 2019, focused on its role as guest curator of the festival.

You said “Design has so much potential to play a deeper and more meaningful role in society”. In your last book, Design as an Attitude, you discuss this also on the basis of Moholy-Nagy’s lesson..
This is a thrilling period for design, when it is expanding into new fields by addressing major challenges, such as the environmental and refugee crises, the rise of inequality, intolerance and injustice, and torrent of technological advances. At the same time, a new generation of designers are using fairly basic and affordable digital tools – from crowdfunding and social media platforms, to continuing increases in computing power – to liberate themselves from the traditional concept of design as a commercial practice, executed under instruction from someone else, by operating independently in pursuit of their own social, political, humanitarian, environmental and entrepreneurial goals. An example is the Ocean Cleanup, the Dutch non-profit that raised over $30 million to design, protoype and test a new way of – or so it hopes – clearing plastic trash from the oceans. I describe intrepid, independent design endeavours like that as “attitudinal” because of their integrity, resourcefulness, ingenuity and ambition.

Artificial intelligence, tech development, digital revolution: which are the major changes they are bringing into our lives and what is the scenario expected for the design?
Developing constructive applications for otherwise inscrutable new technologies, and protecting us from their dangers, has been one of design’s most important roles for centuries. It is more important than ever as we live at a time of accelerating advances in technology at unprecedented speed and scale. The logistics of our daily lives have been transformed by digitisation in recent decades, and we are now poised for equally dramatic change wrought by artificial intelligence systems. The extraordinary power of these technologies makes it essential that they are deployed with intelligence, sensitivity and prudence to ensure that they affect us positively, rather than negatively. Design can play an invaluable part in that process. The recent media scare stories about AI may seem sensationalistic, but many of them serve as useful and timely warnings of the dire consequences of sloppy design.

By 2030 the 60% of the global population is projected to live in urban areas. Well, in your opinion, how did we get here and there will be new opportunities for designers, architects, artist?
Design is a complex and elusive phenomenon that has had many different meanings at different times and in different contexts, but it has always had one elemental role as an agent of change that can interpret changes of any type – ecological, political, economic, scientific, cultural and so on – as constructively as possible. Design has already played its part in the expansion of urban areas worldwide, and will continue to do so in future. Let’s hope that future architects and urbanists learn from past mistakes in order to ensure that towns and cities are fit for purpose in the 21st century. Equally important is that they do the same for the countryside by forging robust and mutually supportive communities in rural areas, and developing the necessary environmental protections.

You use Instagram as a design criticism tool. How do you select the contents for your posts?I decided from the start to treat Instagram as a project, and my objective was to demonstrate how rich, eclectic and dynamic design can be, and to defuse the stereotypes about its being a styling tool. To do so, I decided to choose a theme each week for my Instagram, and to post on a different iteration of it every day, including short descriptive texts with the images. Sometimes, I choose a timely theme, such as gender politics to coincide with International Women’s Day or the refugee crisis for World Refugee Day. I also mark the anniversaries of the birth of great designers and architects by posting about them all week. Other themes are chosen randomly, like design’s role in recycling, food, colour, health and death or design disasters and dust-ups. I enjoy the research process, and the debates about individual posts, and I learn lots from other people’s feeds. I’ll continue engaging with social media for as long I enjoy it. If that ever changes, I’ll stop.

We believe that the video, as a new media, is increasingly used to describe our era. We believe that videos are used everyday more in creative works (design, art, architecture). What is your relationship with video?
If new technologies are applied intelligently and sensitively, they can create exciting opportunities in any cultural discipline, and design is no exception. Design and architectural discourse have already benefited immensely from the general revival of the documentary in the digital age, as they have from the work of the growing number of artists who use film, digital animation and other media to interrogate design culture, as Camille Henrot and Ed Atkins have done so deftly. It is also fascinating to see designers using film as a tool in conceptual design projects and design research exercises, just as Charles and Ray Eames did in the 1950s, 1960s and 1970s. One of my favourite recent examples is the series of films made by Simone Farresin and Andrea Trimarchi of Studio Formafantasma for Ore Streams, their ongoing design research project into the colossal, often illicit global trade in electronic and digital waste.

According to which criteria will you work on your selection of films for MDFF2019?
I love design and I love film, so I am thrilled by the prospect of reading and thinking about the films I have seen over the years that have either been particularly perceptive about design or have evoked specific aspects of it. Luckily I’ll be spoilt for choice because there are so many great films that – knowingly and unknowingly – explore design eloquently and incisively.

 

 


 

 

 

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