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MDFF per la sua terza edizione (15-18 ottobre 2015) ha promosso una tavola rotonda dal titolo I nuovi linguaggi della comunicazione. Il grande universo delle immagini in movimento è ormai uno strumento imprescindibile della nuova cultura moderna. Come forma d’arte, documentaristica e comunicativa, sta creando un vero e proprio sistema culturale che lambisce ogni attività artistica e imprenditoriale, ritenendo i contenuti video, e la loro evoluzione, di più diretta comunicazione rispetto ad altre forme più tradizionali. Anche gli ambiti del design e dell’architettura si stanno adeguando: sono molti gli studi professionali che scelgono di presentarsi al pubblico attraverso il racconto cinetico e altrettante le aziende che lo utilizzano, non solo come mero “spot”, ma come medium di contenuti, capace di trasmettere emozioni e l’identità del brand.

Gli ospiti internazionali che hanno preso parte alla tavola rotonda hanno delineato il nuovo corso della narrazione audiovisiva anche alla luce del diffondersi dell’attenzione verso festival di settore: “Il cinema aiuta a raccontare storie e l’essenza della vita e nei confronti dell’architettura aiuta a far capire il significato del fare architettura e di ciò che si nasconde dentro gli edifici e la città, rendendo più umano e comprensibile tutto ciò che ci circonda” (Jord den Hollander, Architectural Film Festival di Rotterdam, AFFR). In espansione sono anche le piattaforme web per la produzione e la condivisione di video adatte “a generare consapevolezza e ad ampliare la prospettiva sociale ed emozionale della progettazione” (Marco Brizzi, Architecture Player di Firenze). Un fenomeno di tale interesse che ha portato l’insegnamento della pratica, nei corsi di studio specializzati in architettura e design, da un lato, per integrare il video nelle strategie di comunicazione nelle istituzioni di educazione, o anche per “riuscire a saper esaminare le differenze fra le tipologie delle riprese video degli oggetti” (Olivier Lacrouts, Domaine de Boisbuchet, Lessac, Francia). Dall’altro per “trasmettere l’esplorazione nel tempo di uno spazio volumetrico e riuscire a farne esperienza alimentando il potere analitico degli elementi e della percezione dal punto di vista della quotidianità e di quanti vivono un determinato edificio, non come monumenti infallibili”(Marco Müller, Accademia di architettura di Mendrisio, Università della Svizzera italiana, USI).

Vecchia oltre un secolo, la Settima Arte stimola sempre di più il confronto fra tipologie di contenuti, strutture registiche e finalità: dall’ampia costellazione di registi ospitati con le loro pellicole nel programma 2015 di MDFF, tre hanno portato le proprie diverse esperienze all’interno della conferenza pubblica organizzata nei giorni del festival, definendo i confini entro cui operano, validi esempi di filoni di indagine contemporanea. Dall’approccio da fotografo, più che da cineasta, riconducibile agli esperimenti di Yuri Ancarani (artista visivo, regista e docente di Videoarte), che riesce a leggere le opere architettoniche adottando un montaggio di svelamenti progressivi di inquadrature e lasciando il commento alle immagini e ai suoni, nell’assenza delle parole, con la necessità “di fare e far fare esperienze, cercando di capire e far capire che cosa succede nell’oggetto della ripresa”. Un’attitudine coincidente per certi versi alla volontà di Francesco Clerici (scrittore e filmmaker) di “rendere partecipi le persone”, con l’idea però di “spaccare il muro della complessità del linguaggio cinematografico rendendolo immediatamente comprensibile”. E, ancora, all’esplorazione della relazione fra la seconda e la terza dimensione che nelle opere sperimentali di Bady Minck (filmmaker, produttrice cinematografica e artista) giocano nell’attraversamento della profondità della superficie di cose, persone e stati d’animo. Tante voci e creatività per una storia – quella del cinema e delle sue diramazioni – dai sempre nuovi inizi.

di Porzia Bergamasco

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For its third edition (15-18 October 2015) Milano Design Film Festival promoted an ad hoc round table entitled The new languages of communication. The immense world of moving images has become a crucial tool in the new, modern culture. It is creating a thorough cultural system that is an art form, a means of communication and documentaries that touch on all artistic and entrepreneurial activities, professing video content and their evolution as the most direct form of communication with respect to the more traditional forms of communication. The areas of design and architecture are also adapting: many professional firms are now choosing to present themselves to the public via cinematic stories and an equal number of companies use it not only merely for commercials but also as a medium to transmit content, artfully conveying emotions and brand identity.

A new direction was outlined with the international guests who took part in the meeting, with regards to audio visual narrative also in light of the increasing attention towards festivals of the sector: “Cinema helps to recount stories and the essence of life and, with regards to architecture, it helps understand the significance of creating architecture and what is hiding inside buildings and cities, making everything that surrounds us more human and comprehensible” (Jord den Hollander, Architectural Film Festival in Rotterdam, AFFR). Also in expansion are web platforms for the production and sharing of videos that are suitable for “creating awareness and broadening the social and emotional perspective of design” (Marco Brizzi, Architecture Player of Florence). This is a phenomenon of such great interest that it has bought about its teaching on a practical level in architecture and design specialisation courses, on the one hand to integrate videos into communication strategies in institutions of higher education or even to “be able to know how to examine the differences between the types of video footage of objects” (Olivier Lacrouts, Domaine de Boisbuchet, Lessac, France). On the other hand, to “convey exploration over time of a volumetric space, to be able to gain experience from it by feeding the analytical power of elements and the perception in terms of everyday life and of those who, living in a particular building, not as infallible monuments” (Marco Müller, Mendrisio Academy of Architecture, Università della Svizzera italiana, USI).

More than a century old, Seventh Art arouses increasing comparison between content, directing structures and final objectives: from the large selection of directors showcased with their films, in the 2015 MDFF program, three brought their own diverse experiences into the public conference organised during the festival, defining the limits within which they work, providing thus good examples of the contemporary lines of investigation. The approach as a photographer, rather than as a filmmaker, attributable to the experiments of Yuri Ancarani (visual artist, filmmaker and professor of Video Art), who can read architectural works through adopting editing of a progressive revelation of shots, leaving all commentary, given the absence of words, to images and sounds, with the need “to do and to experience, trying to understand and convey what is going on with the object being filmed”. This perspective coincides, to a certain extent, with the will of Francesco Clerici (writer and filmmaker) “to make people participants”, with the idea, however, to “ break down the wall of the complexity of cinematographic language thus rendering it immediately understandable”. Again, through the exploration of the relationship between the second and the third dimension that, in the experimental works of Bady Minck (filmmaker, producer and artist) delve throughout the depths of the surface of objects, people and emotional states. Many voices and creativity for a story – that of cinema and its offshoots – from continual new beginnings.

by Porzia Bergamasco

 

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