© Filippo Bamberghi

Annalisa Rosso, guest curator di Operae 2016, festival torinese del design indipendente, conduce il panel discussion #5 del Milano Film Festival 2016 (sala 100 Anteo spazioCinema, Sabato 8 ottobre ore 12:00 – 13:00) con una piccola antologia di video, raccolti durante le selezioni dei designer per parlare dello stato dell’arte del design contemporaneo, tra percorsi alternativi e nuovi media espressivi.

Quali sono stati i criteri di selezione dei designer per Operae?
Il tema di Operae 2016, Designing the future, fa riferimento alle ripercussioni che le scelte compiute oggi hanno sul domani. Abbiamo selezionato designer internazionali impegnati in ricerche e progetti coraggiosi, consapevoli, che rispondono a problematiche contemporanee con l’obiettivo di migliorare lo status quo. Mi ha colpito il senso di responsabilità di molti dei candidati, coscienti di quanto il proprio ruolo sia fondamentale in questo momento

Molti designer utilizzano il web e il digitale come strumento fondamentale per la comunicazione della propria opera.?
Il web e il digitale permettono una comunicazione sempre più esperienziale. Penso al recente progetto #venice Realised Utopias della designer italiana Eugenia Morpurgo, che l’8 settembre ha fatto emergere su Instagram una Venezia diversa, raccontata da chi qui vive e lavora, con l’obiettivo di contribuire al processo di innovazione sociale della città. Ma la comunicazione passa anche attraverso i nuovi canali commerciali, come Kickstarter. È un discorso vasto e complesso, che coinvolge tutte le fasi di un progetto.

Che cosa significa il concetto di storytelling nel design contemporaneo?
La storia di un progetto, il suo contesto, sono diventati parte integrante del processo di progettazione stesso. Sono dati che non si possono ignorare, perché il design oggi non è semplicemente forma e funzione. Non ha più senso parlare solo di prodotti. Uno dei punti del manifesto di Operae 2016 dice: “un buon designer deve avere una visione d’insieme”. E deve essere in grado di trasmetterla agli altri.

Quali potenzialità esprime il digitale nel design di prodotto? E quali le prossime evoluzioni?
Nella realizzazione di design di prodotto, il digitale è uno strumento che si aggiunge a quelli già esistenti. Anche nel suo caso, per saperlo utilizzare al meglio occorrono le competenze necessarie. Non vedo l’ora di poter fruire delle prossime evoluzioni della ricerca. Credo che in un futuro prossimo la nostra vita sarà rivoluzionata dalle bioscienze (seguo con grande interesse il lavoro di Fungal Futures), e dalla meccatronica.

C’è un film recente che hai visto e apprezzato? I tuoi registi cult?
Ultimamente ho una vera ossessione per Holy Motors, di Leos Carax, che però è del 2012. Niente di recente mi ha entusiasmata altrettanto. E penso sia imprescindibile per gli appassionati di design vedere Mon Oncle, di Jacques Tati. Come regista, mi piace Sofia Coppola. Il suo modo di raccontare le transizioni delle persone, le fasi che si attraversano durante la vita, non mi delude mai. Sono l’unica persona che conosco ad essersi entusiasmata anche per il suo The Bling Ring: una vera fan. E le atmosfere di Jim Jarmusch sono inarrivabili, magiche. La Detroit e la Tangeri del suo Only Lovers Left Alive hanno lasciato il segno.