Il corto con Gillo Dorfles su MDFF Store

Venerdì 2 marzo 2018 è mancato Gillo Dorfles. A grande richiesta da oggi è disponile in streaming il corto Gillo Dorfles. In un bicchier d’acqua (F. Clerici, Italy 2017, 11’) sullo store di MDFF al costo di 5,99 euro che ha aperto l’edizione 2017 di MDFF. Il corto è la prima co-produzione di MDFF con MIR Cinematografica e Francesco Clerici. Il racconto fatto di silenzi, sguardi attenti e inquadrature naturali è tutto ambientato all’interno di casa Dorfles e si manifesta attraverso i suoi oggetti preferiti, banali e inconsueti, in grado di sprigionare frammenti di quella personalità libera e ricca di sfumature.

Un omaggio a un grande maestro, ma soprattutto a un amico da sempre. Con questo intento Aldo Colonetti, filosofo e critico del design, l’estate scorsa ha scelto noi, curatrici di MDFF, per realizzare un film su Gillo Dorfles. Da subito ci è sembrata un’occasione irripetibile, un’esperienza unica per metterci alla prova in una produzione che va a radicarsi nel nostro lavoro di ricerca sulla comunicazione audiovisiva. La collaborazione con Francesco Virga di MIR Cinematografica, ci ha permesso di mettere a punto un progetto altamente professionale. Per la nostra prima attività cinematografica abbiamo scelto Francesco Clerici, giovane regista milanese già conosciuto internazionalmente per aver firmato Il gesto delle mani, lungometraggio premiato alla Berlinale 2015 (in mostra a MDFF 2015).

Qualche commento del regista:
107 anni, personaggio eclettico sfuggente a qualsiasi definizione. In che modo hai scelto di descrivere Gillo Dorfles? Ho deciso di descriverlo attraverso i suoi oggetti più cari. È un ritratto/autoritratto di una persona attraverso le sue “cose”, il che lo rende un affresco -appunto- “eclettico e sfuggente”, come è lui.
Quali sono gli aspetti di lui che, nell’incontro con la macchina da presa, ti hanno più colpito? La passione e lo slancio di quando tocca alcuni argomenti (soprattutto l’arte e sua madre), la leggera e spontanea vena poetica che gli viene naturale anche nel parlare di cose molto semplici.
Che cosa hai imparato dai suoi racconti? Il potere evocativo degli oggetti visti attraverso il filtro di una memoria così “lunga” e di una sensibilità così delicata.
Quali sono state le maggiori difficoltà in fase di editing del film? Il resistere al tentativo di dare più informazioni, per lasciarne una lettura che fosse il più aperta possibile, una piccola finestra, anzi, uno spiraglio da cui cercare di immaginare Gillo. Per il resto i collaboratori all’audio e alla color correction sono stati fondamentali per riuscire a imprimere quell’aurea di sospensione e intimità cercavo.
Quali tecniche registiche e di ripresa hai utilizzato? Ho cercato di fare le cose semplici: cavalletto, macchina da presa fissa, nessuna dissolvenza. Un senso di stabilità di una persona di 107 anni che si guarda attorno e dentro per cercare di raccontarsi usando i suoi alter ego: gli oggetti. Ho cercato di creare un senso di sospensione del tempo attraverso alcune immagini a rallentatore e a una luce principalmente di penombra (che è però anche l’ambiente reale di Gillo), cercando soprattutto di essere onesto al personaggio, alla sua voce, ai suoi ricordi.

Francesco Clerici è il regista anche di un’altra pellicola presentata in anteprima mondiale sempre alla quinta edizione di MDFF: Maneggiare con cura (Handle with Care), Italy 2017, 78’. È il racconto del restauro dell’acceleratore di particelle del 1950, custodito al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano.

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