Geometra Style. E l’Italia delle villette

Italian Panorama è una delle cinque sezioni di MDFF 2017. Novità di quest’edizione, la sezione propone un racconto attraverso pellicole paradigmatiche di realtà storiche e contemporanee del nostro Paese. Tra i film selezionati, Geometra Style, un cortometraggio ideato e sceneggiato dallo scrittore e studioso Vittorio Sportoletti Baudel, protagonista del film, e realizzato dal regista Giacomo Gili, già assistente alla regia di Michal Leszczylowski (Karenina & I , 2015), scrittore e regista di video musicali, cortometraggi e documentari. Chiediamo a Gili qualche precisazione sul film in mostra.

Perché fare un cortometraggio sulle case del geometra? Con il soggetto abbiamo cercato di suscitare un dibattito riguardo al valore di un fenomeno che ci riguarda e che circonda tutti, in particolar modo nelle province del nord d’Italia, dal dopoguerra in poi. Infatti, se è vero che l’anarchia edilizia nel quale si è sviluppato questo fenomeno ha danneggiato gran parte dei nostri paesaggi, le case dei geometri in Italia, a differenza di quelle di tantissimi altri paesi, esprimono in modo diretto il successo delle persone che le abitano. E in una modalità assolutamente unica e personale, in altre parole, è una rappresentazione della loro ‘joie de vivre’.

Queste case hanno fortemente connaturato l’evoluzione del paesaggio italiano. Si può leggere come genius loci? L’anarchia edilizia che questo fenomeno ha così fortemente sviluppato  ha infatti connaturato l’evoluzione del paesaggio. Penso quindi che si possa dire si tratti di genius loci, anche se a mio parere, non coinvolge solo le case dei geometri, ma tanto altro che ha seguito la stessa anarchia edilizia. Visto in quest’ottica, è quindi difficile definire che cosa quest’architettura esprima, in quanto si tratta di un fenomeno più vasto delle singole case dei geometri. Gli edifici ritratti nel corto Geometra Style mostrano comunque una grande voglia di espressione da parte di chi le abita.

Qualche nota registica. Non c’è nessuna tecnica regista o di montaggio particolare. L’unica scelta che ho cercato di perseguire è stata quella di seguire il personaggio principale in un suo viaggio ‘quotidiano’ e con i vari mezzi della vita quotidiana: le sue gambe, il treno, l’automobile per poi finire, in modo più epico, sulla mongolfiera, dove cerco di contestualizzare ciò che è stato raccontato fino a quel momento.

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