Davide Giannella spiega Filter. Spazi delle immagini in movimento


La quarta edizione del Milano Design Film Festival ospita una sezione speciale di oltre venti proiezioni sul cinema d’artista, ad opera del curatore indipendente Davide Giannella. Filter. Spazi delle immagini in movimento è incentrata sulle relazioni tra arte contemporanea, design e architettura. Flos è Art supporter della sezione speciale.

Chiediamo a Giannella: quali sono stati i criteri di selezione delle opere per il MDFF?
Il primo criterio nella selezione è stato prendere in considerazione opere filmiche di carattere narrativo che utilizzassero un linguaggio universale e condivisibile con un pubblico ampio e diversificato, andando quindi a creare dei ponti tra ambiti culturali differenti ma contigui: architettura, design e arte contemporanea.
I film dei diversi artisti sono stati scelti inoltre per la loro capacità di raccontare e considerare le varie scale e forme del progetto: dall’oggetto seriale al decoro, dallo spazio domestico all’edilizia, dall’ambiente urbano al paesaggio, in una sorta di climax ascendente che si sviluppa lungo tutta la durata del festival.

C’è qualche particolarità tra i lavori che hai selezionato?
Nella costruzione del palinsesto sono state prese in considerazione opere filmiche di diversa natura per durata e periodo storico. Singoli generatori di senso che, messi in sequenza tra loro, potessero concorrere alla costruzione di un discorso complessivo, unitario ed inedito sui temi centrali del festival. Trattandosi poi di ‘’film d’artista’’ sarà interessante vedere come design e architettura possano essere raccontati in maniera laterale, secondo uno sguardo attento alle suggestioni che certi temi possono evocare piuttosto che attraverso un taglio particolarmente tecnico. I film selezionati hanno poi tutti delle caratteristiche particolari o dei retroscena: quelli di Anna Franceschini sono girati in 16 mm, una soluzione tecnica vintage al fine di donare una particolare pasta alle immagini. In “Kwassa Kwassa”, il collettivo Superflex racconta la costruzione di una barca in vetro resina, un progetto al quale hanno direttamente partecipato, anche come mano d’opera. “Spool” di Diego Marcon è un progetto filmico nato grazie al recupero fortuito di un archivio di VHS destinato al macero. Per la visione di “All Inclusive” degli Zapruder il pubblico verrà dotato di occhialini 3D, per meglio cogliere le dimensioni e i pesi dell’ambiente descritto. “Techno Casa” e “Phenomenology 1” di Riccardo Benassi intrecciano musica, immagini in movimento, animazioni digitali e parti testuali in un lavoro visivamente molto stratificato. “Continuity” di Omer Fast sarà mostrato nella sua versione originaria e più sintetica, quella presentata a Documenta 13. De “I Ricordi del Fiume” dei fratelli De Serio è da sottolineare lo sforzo produttivo e umano: tre anni di riprese in uno slum alle porte di Torino che li ha portati a passare anche un capodanno all’interno dell’accampamento. “L’imperatore di Roma” di Nico D’Alessandria è un film del 1987, rarissimo e visionario, praticamente impossibile da vedere in sala, descritto da molti critici come “L’Accattone” degli anni ’80. Tra le anteprime italiana e di sala “End of Panorama”, animazione realizzata con la tecnica ad acquerello dell’artista indiana Archana Hande. Infine, una raccolta di film di Gordon Matta Clark alla quale seguirà workshop in sala con Marco Scotini in qualità di critico e l’artista Gianni Pettena.

Molti artisti trovano nella contaminazione degli ambiti progettuali – cinema, architettura, design, cibo, musica – i loro temi espressivi. Perché?
Credo che di fatto sia una questione epocale. Il tema delle migrazioni non può essere considerato unicamente sul piano socio politico ma, necessariamente, deve essere preso in considerazione anche su quello culturale. Pur partendo da competenze specifiche all’interno di campi ben definiti, grazie anche allo sviluppo tecnologico, siamo tutti soggetti nomadi che hanno la possibilità di valicare steccati culturali ed entrare in contatto con nuovi territori del sapere. In questo senso l’ambito dell’arte contemporanea e quello del progetto possono essere intesi come dei crocevia d’elezione da cui far partire nuove traiettorie e nuove visioni nell’ambito del contemporaneo.

Quale saranno a tuo avviso le prossime evoluzioni nel cinema d’artista e nel multimediale?
Al di là del costante sviluppo tecnologico che inevitabilmente continuerà a influenzare anche le sperimentazioni e le possibilità espressive di ogni artista in maniera pressoché infinita, credo che un tema di fondamentale importanza sia quello della distribuzione. Sarà importante capire come riuscire a mostrare in maniera sempre più diffusa e, allo stesso tempo, qualitativamente alta e rispettosa delle esigenze degli artisti, questo genere di lavori. Le piattaforme online così come i festival sono delle vie distributive fondamentali e fortunatamente già rodate, credo però che sarebbe bello vedere certi lavori in cartellone anche nei normali cinema cittadini.

C’è un film recente che hai visto e apprezzato? I tuoi registi cult?
Quelli che ricordo in questo momento, in maniera del tutto randomica, sono “Inherent Vice” di Paul Thomas Anderson (qualche anno fa), “The Challenge” di Yuri Ancarani, “Negus” degli Invernomuto, “Prendi i Soldi e Scappa” di Woody Allen che ho rivisto su Youtube e il film di Luca Trevisani che verrà presentato a Novembre ma che ho avuto il piacere di seguire nella produzione in Kenya. In termini di culto, potrei citare più che dei registi un film, “L’Odio” di Mattieu Kassovitz e un attore, Ugo Tognazzi.

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