Conservatorio di Musica “G. Verdi”

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Il regista Rubel van Leer nella platea della Sala Puccini del Conservatorio G.Verdi di Milano, dove si è svolta la proiezione del suo film Simmetry per Cinema nascosto 2016. Foto Giulia Virgara

Il primo appuntamento
di Cinema nascosto 2016
al Conservatorio.

Il contenitore scelto per rappresentare la sintonia, suggerita dal film di Ruben van Leer, che può esserci fra le arti e le scienze nel cammino verso la conoscenza, è stato il Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano e in particolare la Sala Puccini, messa gentilmente a disposizione di Cinema nascosto dal Presidente Maria Grazia Mazzocchi.

I 450 posti della Sala, restaurata nel 2001 grazie alla Fondazione Umberto Micheli, erano tutti occupati da un pubblico curioso e attento, che ha attraversato prima di scoprire la destinazione finale, anche il “bosco nel chiostro” realizzato con otto sculture di artisti contemporanei, per volere della Presidente: “Non crediamo sia necessario un richiamo specifico dell’opera scultorea alla musica per garantirne il diritto di cittadinanza in Conservatorio: la musica, il canto, la poesia, la scultura, la pittura, il teatro, la danza, così come ogni altra forma di arte, concorrono con la loro stessa presenza a rivelarci costantemente la sublime bellezza dell’universo. Ci parlano, svelandosi ai nostri sensi con diversi linguaggi, delle eterne domande che tutti noi ci poniamo nel corso delle nostre vite, e ci indicano la sola risposta: l’unità del tutto”.

Ed è proprio così. Nel pluricentenario edificio, dove risiede la bicentenaria istituzione musicale dedicata alla formazione e all’attività concertistica, aleggia l’energia universale della creatività. Insieme a quello straordinario impulso artistico che, pur se di difficile razionalizzazione, dà forma, suono e linguaggio a ciò che ognuno di noi percepisce nel profondo, a confronto della materia e dell’universo.

Lo stesso van Leer, che ha unito musica, danza e tecnologia afferma: “Il CERN ha recentemente rilasciato alcuni dati e possiamo trasformare queste nuvole di particelle danzanti, che ci sono nel film, con i dati di collisione effettivi del laboratorio svizzero. Il mio interesse principale era quello di mostrare cosa può fare un film, attraversare una diversa dimensione dei movimenti”.

In collaborazione con

Nilufar Depot


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