Caterina Micolano e la moda come rinascita

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Caterina Micolano è consulente e ideatrice di Idigital 3.0, soluzioni di mobile marketing per il Terzo Settore, Istituzioni e servizi di pubblica utilità. In collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha avviato Sociallymadeinitaly, un network nato per incoraggiare e accompagnare le aziende che vogliono trasformare i loro marchi in “social brands”. È una comunità che coinvolge 11 istituti penitenziari. 11 laboratori artigianali di eccellenza nella serigrafia, sartoria, pelletteria, lavorazioni a telaio, feltro, impiegando 60 donne detenute. Con Carmina Campus e appositamente per il Milano Design Film Festival 2016 ha realizzato una collezione di borse insieme alle detenute del carcere di Bollate e San Vittore. Caterina Micolano partecipa al panel discussion #3 DESIGN THROGH AWARENESS, Sala 200 Anteo spazio Cinema, Venerdì 7 Ottobre ore 14:30 – 16:00.

Sociallymadeinitaly è attivo con 11 laboratori in altrettanti istituti penitenziari. Parliamo dei risultati che avete finora conseguito.
Sociallymadeinitaly è un connettore di storie di responsabilità e sostenibilità, e di risorse. E oggi è un primo piccolo distretto produttivo carcerario che dimostra come il “saper fare” e il “bello” possano essere la chiave di svolta per ricostruirsi un nuovo futuro. Il nostro scopo educativo è dimostrare come diventare artigiani di un certo livello possa essere prevalente sull’essere “detenuti”; ciò che sappiamo fare oggi, insomma, deve diventare più identificante rispetto a ciò che “abbiamo fatto” ieri…
I risultati sono molto buoni. Intanto la recidiva di reato per chi è ammesso al lavoro durante il periodo di detenzione si riduce del 90%. In più abbiamo alcuni laboratori che hanno raggiunto gli standard qualitativi e competitivi del made in Italy, diventando vere e proprie risorse a disposizione del mercato a prescindere dal fatto che siano collocati all’interno di istituti penitenziari. L’unione tra mondi apparentemente lontani (quello dei luxury brand e dell’impresa sociale, per esempio), se re-interpretati in chiave non caritatevole e assistenzialistica ma produttiva, possono restituire nuovo senso e vigore anche all’economia, rendendola più attenta agli altri e all’ambiente, senza perdere efficienza ed efficacia.

Come si finanziano e si sostengono le iniziative? Avete in programma altre collaborazioni a sfondo sociale?
Viviamo del lavoro delle nostre mani, come tutte le imprese. Al momento, a parte un contributo economico per finanziare alcuni corsi di formazione riconosciutoci da Fox Life Italia e Intesa San Paolo non abbiamo ricevuto supporti economici o finanziari da nessuno, nemmeno dal Ministero della Giustizia che patrocina l’iniziativa. Il modello di Sociallymadeinitaly però funziona e lo dimostra il fatto che, oltre a Carmina Campus che per prima ci ha teso la mano, anche altre imprese importanti nel campo del design e della sostenibilità stanno collaborando con noi, prima fra tutti Alisea, l’azienda vicentina inventrice di Perpetua – la matita made in Italy, realizzata interamente con gli scarti della grafite riciclata. Le nostre mani ne stanno cucendo la custodia: un astuccio ideato con i creativi di Perpetua e realizzato da noi.

Per il Milano Design Film Festival realizzate con Carmina Campus una collezione con le donne del carcere di San Vittore e Bollate. Quali sono gli obiettivi di questo progetto?
Per noi ogni oggetto prodotto è un’icona, un veicolo di messaggi. Produrre è funzionale a un obiettivo più grande: modificare i comportamenti, far riflettere, rendere ciascuno testimonial di valori. Il design è l’ago della bilancia dell’economia circolare: in ogni sua manifestazione dimostra di saper fare cose meravigliose, come tradurre in icona tessuti bellissimi e materiali plastici altrimenti destinati alla discarica, e restituire un’opportunità di futuro a chi troppo spesso pensa di non averne più. Il design e il bello sono potentissimi strumenti di trasformazione sociale. Noi ne siamo la dimostrazione.

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