Casa Verdi

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Casa Verdi

La chiamano tutti semplicemente così, la Casa di riposo per musicisti in Piazza Bonarroti a Milano

L’edificio, che accoglie la Casa di riposo per musicisti, è fra i più noti di Milano. Quasi un punto di riferimento della topografia della città, fa tutt’uno con la piazza Bonarroti dominata dalla familiare statua dello scultore Enrico Butti, raffigurante Giuseppe Verdi in una posa, definita dai più, “affabile”. Ed è proprio quella umana affabilità che spinse il musicista e compositore a concepire il progetto, non di un ricovero, ma di una vera e propria residenza con i massimi comfort estetici e di abitabilità, destinata a musicisti e cantanti non più in attività e poco abbienti. Realizzata a cavallo fra il XIX e il XX secolo con l’architetto e scrittore Camillo Boito, fratello del librettista di Verdi, Arrigo Boito, rimane un importante esempio dello stile eclettico tardo-ottocentesco, che si respira intonso con una penetrante atmosfera gotico-medievale, pur se l’edificio nel dopoguerra fu sopraelevato su progetto di Ulderico Tononi.

Agli ospiti più anziani negli ultimi anni, per statuto della Fondazione Verdi, si sono aggiunti i più giovani studenti di musica, che si esercitano per studio o per diletto, insieme agli altri. Se il portone è aperto, anche transitando lì davanti a passo sostenuto, è facile intercettare suoni e melodie che fuggono fuori, e farsi catturare dal giardino interno. Altra delizia nascosta nel cuore della Casa che tanto racconta ancora della passione di Verdi per l’agricoltura e la botanica.

Per volontà del suo fondatore i primi nove ospiti entrarono in Casa Verdi il 10 ottobre 1902. Dopo la sua morte, avvenuta nella sua camera all’Hotel de Milan il 27 gennaio 1901, perché il Maestro “non desiderava essere ringraziato da coloro che avrebbero beneficiato della sua generosità”. E così la data dell’apertura ufficiale ricorda quella della nascita del grande compositore italiano che, con animo da filantropo, dedicò alla realizzazione della Casa gli ultimi due anni della sua vita, e gran parte del suo patrimonio, condividendo il tutto con l’amata moglie Giuseppina Strepponi. Insieme riposano nella cripta decorata con i mosaici allegorici opera di Ludovico Pogliaghi, a cui si accede dal giardino, quasi a vegliare che il lascito sia rispettato e curato con l’amore che lo ha originato.
casaverdi.org

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