Capacità di memoria

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A sinistra Francesca Cavazzuti, PR Knoll International e a destra Alessandra Laudati architetto © Giulia Virgara

Il terzo appuntamento del 2016 con Cinema Nascosto è stato entusiasmante. Fin dall’inizio, arrivati al luogo del ritrovo (davanti al Bosco Verticale), i partecipanti scommettevano tra loro su quale sarebbe stata la location segreta. Il dress code della serata era “un nodo al fazzoletto” e gli ospiti l’hanno interpretato al meglio, usando anche la fantasia.

La proiezione del film è avvenuta alla Casa della Memoria, in via Confalonieri 14 in zona Isola – che il 25 aprile 2015 ha compiuto un anno, ma che per Milano “è già diventato un simbolo culturale”, ha detto Anna De Benedetto, appartenente al settore Cultura del Comune di Milano, che ha ricordato come “qui hanno trovato dimora le maggiori associazioni che nel loro statuto hanno la salvaguardia degli eventi che hanno contraddistinto la Resistenza, la Liberazione e la fondazione della Repubblica italiana, nonché gli anni del terrorismo”. E ha aggiunto che magari in futuro potrebbe diventare la sede del Museo della Resistenza.

In questo luogo custode della storia del passato, con un nutrito archivio e la biblioteca aperta al pubblico, Cinema Nascosto ha presentato un classico – il film Villa Tugendhat – scegliendo, tra le numerose interpretazioni legate al tema della Memoria, di indagare l’architettura intesa come memoria. Il documentario di Dieter Reifarth è la storia di una casa leggendaria nel mondo del design e dell’architettura, ma è anche un’epopea familiare appassionante e ricca di colpi di scena.

La storia iniziò intorno agli anni Venti quando una coppia di giovani di origini ebraiche, Fritz Tugendhat e sua moglie Grete, decisero di affidare il progetto della loro villa-museo a Brno, nell’allora Cecoslovacchia, a un architetto tedesco all’epoca ancora sconosciuto. Il suo nome era Mies van der Rohe, futuro direttore del Bauhaus e maestro indiscusso del Movimento Moderno. I lavori iniziarono nel 1929, la casa fu terminata in quattordici mesi e la famiglia si trasferì nel dicembre 1930. Tutti erano sorpresi da questo edificio moderno, solido e insieme etereo, quasi non avesse peso. Ma la situazione presto cambiò. A seguito dell’Anschluss della Germania nazista e dell’Austria, nel marzo 1938, il successivo obiettivo di Hitler fu l’annessione della Cecoslovacchia. I Tugendhat furono costretti alla fuga.

Il docu-film Villa Tugendhat celebra la casa nel suo successivo riconoscimento a simbolo e monumento modernista, soffermandosi su tutti gli aspetti architettonici d’avanguardia attraverso le testimonianze delle tante persone che l’hanno abitata e vissuta nel corso del XX secolo. Le riprese d’archivio si sovrappongono a quelle dei lavori di restauro avvenuti negli ultimi anni portandoci al fine ultimo del film: l’indagine sulle modalità di intervento su un capolavoro danneggiato dal tempo e da sovrapposte e invalidanti modifiche dell’uomo. Con interviste a storici dell’arte, restauratori e agli stessi eredi Tugendhat, si domanda se sia corretto mantenere quelle tracce o se sia lecito ripristinare – com’è accaduto – le condizioni originarie.


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