White Shoe

The animate short is freely inspired by an episode in Salvatore Ferragamo’s early life, found in his 1957 autobiography Shoemaker Of Dreams.
Il cortometraggio animato è liberamente ispirato a un episodio della vita di Salvatore Ferragamo, riportato nella sua autobiografia (Il calzolaio dei sogni del 1957).

If every chapter of Ferragamo’s real life story can be read as part of a contemporary tale, this is especially true of the episode of the shoemaker’s first creation: a pair of white shoes for his sister’s first communion, manufactured with poor means over the course of a long, candlelit night. Mauro Borrelli, an artist whose stories intertwine magic, truth and fantasy, imagined this event in Salvatore’s life as the first step in the awareness of his powerful creativity. The aesthetics and symbolism of German Expressionist cinema of the 1920s served as a strong inspiration for this project. Salvatore works in a room that stands as a metaphysical container, a symbol of the subconscious: hidden in the folds of our mind, its walls keep our imagination trapped, confining our imagination. Not many artists are able to see beyond the walls of this prison of the mind, but young Salvatore “sees beyond.” He is able to do so with his imagination and this is how he “constructs” the outside world. He fills it with ideas, so many that the walls of the prison eventually fall like leaves from the branches. Then Salvatore is finally in contact with what he had seen in his imagination: being creative means not only to imagine, but also to make things happen. A pair of white shoes made as an act of generosity, put together ignoring the technique and relying solely on his intuition: this is the critical, magical moment in our fairy tale, the moment when Salvatore destroys the bars of his metaphysical prison as if he had an inborn instinct, a gift waiting to be set free. The rest of his creative genius will spring from this germ.

Se ogni capitolo della storia vera di Ferragamo può essere letto come parte di una favola contemporanea, ancor più fiabesco è il racconto della sua prima creazione da bambino – un paio di scarpette bianche per la prima comunione della sorella, realizzate nello spazio di una notte, a lume di candela e con mezzi ridottissimi. Secondo la sceneggiatura di Mauro Borrelli, autore di storie in cui magia, verità e fantasia si intrecciano, questo primo episodio creativo rappresenta la scoperta da parte del piccolo Salvatore del suo talento creativo. L’aspetto della stanza nella quale il bambino lavora tutta la notte richiama la scenografia del cinema espressionista tedesco degli anni Venti, che ha fortemente ispirato questo progetto. Questa stanza è il simbolo della prigione nascosta nella nostra mente, la prigione metafisica i cui muri impediscono all’immaginazione di liberarsi e di sorvolare il subconscio. Pochi sono capaci di vedere al di là dei muri di questa prigione della mente ma il piccolo Salvatore, simbolo invece del potere fantastico di ogni creativo, “vede al di là”. Grazie alla sua immaginazione è capace di “costruire” un mondo esterno che riempie di idee, così tante che i muri della prigione finiscono col cadere come foglie dai rami. A quel punto, Salvatore sarà in contatto con ciò che ha “costruito” nella sua immaginazione. Essere creativi significa non solo immaginare, ma anche far accadere le cose. Un paio di scarpette bianche che vengono alla luce come atto di generosità, fatte senza conoscere la tecnica, contando unicamente sull’intuizione: ecco il momento critico e magico, nella nostra fiaba, che permette a Salvatore di abbattere i muri della sua prigione metafisica. Salvatore ha un istinto innato, un dono che aspettava di essere liberato: il resto del suo genio creativo nascerà da questo tesoro.

Film profile

Director: Mauro Borrelli
Year: 2014
Duration: 22 mins
Country: I
Scheduled for MDFF 2014
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