Rafiq Azam. Architecture for green living

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The importance of architecture as a system for social, cultural and economic change. The progress of Bangladesh where population is fighting just to survive each day.

L’importanza dell’architettura come via di cambiamento sociale, culturale, economico e come strumento di progresso per un Paese, il Bangladesh, dove ancora si lotta per la sopravvivenza quotidiana.

In the mid ‘90s, when sustainable architecture was still a niche ideal, Rafiq Azam established his practice based on the concept of green living. He was working in the capital of Bangladesh and at the time he went against the grain by placing the benefits of greenery and water at the centre of his profession, in a city like Dacca, where vanishing greenery was – and still is – one of the biggest urban and social blights. Rafiq Azam’s philosophy did not derive from the environmental certification parameters that now classify a building’s sustainability, on the contrary, it is the result of observation and of his study of his country, Bangladesh. He is a painter by conviction, so he has developed his own special aesthetic sensitivity, where architecture becomes watercolours. Greenery and water pervade the building, being elements that are present in the collective imagination of this country, element that derive from the climate, from the territory and from the seasons. The watercourses and abundant vegetation in the countryside that are their direct consequence, particularly after the Monsoon season, are elements that Azam echoes in his residential projects, battling against the rampant overdevelopment that is suffocating the city. In this interview with Azam in Milan, he describes his Dacca, and his Bangladesh; he tells us about its thousand-year old history and about the fifty waterways originating in the Himalayas and nourishing its land. He stresses the importance of architecture as a system for social, cultural and economic change and as a tool for the progress of a country whose population still has to fight just to survive each day. He describes the main figures who influenced the new generation of architects in Bangladesh, including Muzharul Islam and Luis Kahn, both in terms of architectural composition and in terms of choice of materials, basing their choices on the specific nature and resources of the territory. But more than anything else, with the phrase he uses to conclude the interview, Rafiq Azam describes himself and the purpose of architecture, quoting Vincent Van Gogh: there is nothing more artistic than to love people.

A metà degli anni Novanta, quando l’architettura sostenibile era ancora un ideale di nicchia, Rafiq Azam fondò il suo studio sul concetto di green living. Scelta controcorrente quella di porre al centro della professione i benefici del verde e dell’acqua, operando in una città come Dacca, la capitale del Bangladesh, in cui la scomparsa del verde era ed è tuttora una delle più grandi piaghe urbane e sociali. La filosofia di Rafiq Azam non è derivata dai parametri delle certificazioni ambientali che oggi classificano la sostenibilità di un edificio, ma al contrario dall’osservazione e dallo studio del proprio paese, il Bangladesh. Con la sua vocazione alla pittura, egli sviluppa una particolare sensibilità estetica, dove l’architettura diventa acquerello. Il verde e l’acqua permeano l’opera costruita, in quanto elementi presenti nell’immaginario di questo paese, che derivano dal clima, dal territorio e dall’avvicendarsi delle stagioni. I corsi d’acqua e la ricchezza di vegetazione nelle campagne che ne sono diretta conseguenza, soprattutto in seguito al passaggio dei Monsoni, sono elementi che Azam fa riecheggiare nei suoi progetti per residenze, lottando contro una speculazione edilizia che soffoca la città. In questa intervista, che si svolge a Milano, Azam descrive la sua Dacca e il suo Bangladesh, raccontandone la storia millenaria e i 50 canali provenienti dall’Himalaya che ne nutrono il territorio. Afferma l’importanza dell’architettura come via di cambiamento sociale, culturale, economico e come strumento di progresso per un Paese dove ancora si lotta per la sopravvivenza quotidiana. Descrive le figure chiave che hanno influenzato la nuova generazione di progettisti in Bangladesh, come Muzharul Islam e Luis Kahn, sia in termini di composizione architettonica che in termini di scelta dei materiali, motivandone le scelte in ragione delle peculiarità e delle risorse territoriali. Ma più di ogni altra riflessione, con la frase con cui si conclude l’intervista, Rafiq Azam descrive se stesso e lo scopo dell’architettura, citando Vincent Van Gogh: non c’è niente di più artistico che amare le persone.

Film profile

Directors: Mara Corradi and Roberto Ronchi
Year: 2013
Language: English
Duration: 30 mins
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Screened at MDFF 2013

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