BLOOM: MDFF VESTE VERDE!

Per la Settima edizione di Milano Design Film Festival abbiamo introdotto BLOOM, spin off dedicato al green design e alla relazione tra uomo e natura. Curatore d’eccezione è il giardiniere, paesaggista e scrittore Antonio Perazzi, che qui si racconta, narrandoci il suo rapporto con il mondo vegetale e la progettazione dei giardini. Il giardino infatti ha origini antichissime e la sua forma è spesso affiancata a quella del paradiso, come luogo in cui si raccolgono gli elementi fondamentali alla vita: acqua e vegetazione. 

Dove si colloca il ruolo del progettista del paesaggio? 

Per la sua varietà, il giardino può essere immaginato sotto tante forme: come orpello architettonico o come necessità, ma anche come scenografia o per divertimento. Io stesso mi sono avvicinato alla progettazione del paesaggio a seguito di una infatuazione infantile che ancora oggi mi anima con la stessa curiosità. Attraverso la botanica infatti, mi piace innescare una relazione sincera tra l’uomo e il territorio che lo ospita creando uno spazio accogliente, che seduca e totalmente integrato con l’ambiente circostante.

A questo va aggiunto che tra noi del settore c’è una grande etica professionale: sono spesso stupito quanto l’ispirazione passi sempre attraverso l’intima frequentazione dei luoghi naturali, proprio per ricreare questa connessione. Nella sua veste secolare, la tradizione del giardino ha una forte connotazione locale in cui il clima e la flora sono importanti e vanno ascoltati.

Come ogni tradizione antica, col tempo rischia di perdere alcuni elementi. Cosa si dovrebbe salvare? 

Potrà sembrare strano ma, nonostante il giardino stia vivendo una fase di rinascimento culturale, rimane forte il rischio di omologazione. Questo può accadere in mancanza di un tassello fondamentale: la figura del giardiniere. I giardini esistono perché ci sono i giardinieri. La sola figura dell’ideatore non basta a far sopravvivere una forma d’arte sempre in bilico tra l’eterno e l’effimero.

Arriviamo alla selezione per BLOOM. Che cosa racconta? 

Credo che nel 2019 sia fondamentale essere consapevoli delle responsabilità che abbiamo in quanto viventi. Il design, la progettazione del paesaggio e il cinema, sono linguaggi condivisi che mettono in relazione forme d’arte diverse. Anche le piante e i fiori sono da sempre strettamente collegate a questi linguaggi: perfetti, semplici, ricercatissimi, funzionali o assurdi. Questi risultano un’inesauribile fonte di ispirazione estetica ed etica, che possono sfociare in nuove attitudini volte a progettare la nostra esistenza, spesso resa confusa dai tempi.

Data questa confusione, quale comportamento dovremmo imparare dalle piante?

Le piante sono organismi opportunisti molto testardi, che operano in collettività, per certi versi, sono il sistema immunitario del nostro pianeta. Anche l’uomo dovrebbe imparare a diventarlo.

Come colmare questo gap? 

Vedo i paesaggisti come dei registi: raccontano storie, commuovono e delle volte prendono anche in giro. Per me, uno dei traguardi è riuscire a innescare un senso di consapevolezza. Prendersi cura di un giardino, indipendentemente dal suo valore estetico, è già di per sé un traguardo enorme, una scelta di vita che può scaturire da un progetto. Andare alla ricerca della perfezione nei luoghi che si generano senza la mano dell’uomo aiuta proprio a comprenderne l’anima.

BLOOM: MDFF WEARS GREEN

In occasion of the seventh edition of the Milano Design Film Festival we introduced BLOOM, a spin off dedicated to the green design and the relationship between man and nature. Exceptional curator is the gardener, landscaper and writer Antonio Perazzi, here he talks about his story, describing us his relation with the plant world and the design of the gardens. Indeed, the garden has very ancient origins and its shape often goes with the one of paradise, like the place where the fundamentals elements of life gather: water and vegetation.

Where does the role of the landscaper belong?

For its variety, the garden can be imagined in many different shapes: as an architectural tinsel or as necessity but also as a scenography or pure amusement. I, myself, got closer to the design of landscape following a childish infatuation that today still excites me with the same curiosity. In fact, through botany I enjoy triggering/ sparking a genuine relation between men and the territory that host him creating a welcoming space that charm and fully integrated with the surrounding environment.

In addition, to be mentioned is the considerable ethic among us, professionals of the field: often I get surprised by how much the inspiration constantly goes through the intimate attendance of natural places, just to recreate this connection. With its centuries-old roots, the tradition of the garden has a strong local connotation where the climate and the flora are important and must be listened.

As any other ancient tradition, over time it runs the risk of losing some elements. What should be saved?

It could seem strange but, although the garden is going through a phase of cultural rebirth, the risk of homologation persists. This can happen in absence of a fundamental piece: the of the figure gardener. Gardens exist because there are the gardeners. The figure of the inventor itself is not enough to let survive a form of art always on the line between the eternal and the ephemeral.

Let’s get to your selection for BLOOM. What does it tell?

I believe that in 2019 is essential to be aware of the responsibilities that we have as living beings. Design, landscape design and the cinema, are shared languages that link together different forms of art. Plants and flowers have always been tightly related to these languages: perfect, simple, extraordinary functional or absurd. These come out as an endless source of aesthetic and ethic inspiration, which can arise new inclinations aimed to design our existence, often blurred by the times.

Given this confusion, what behaviour should we learn from plants?

Plants are opportunistic organisms, very stubborn, that operate as a community, to some extent, they are the immune system of our Planet. Even the man should learn to become such.

How to fill this gap?

I see landscapers as if they were directors: they tell stories, they touch your feeling and sometimes they even tease. To me, one of the goal is succeeding in triggering a sense of consciousness. Taking care of a garden, independently from its aesthetic value, it is already an outstanding success itslef, a choice of life that arise from a project.  Searching for the perfection of places that is generated without the any human intervention, indeed it helps to understand their soul.

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