L’intervista con Peter Svatek, regista di Theater of Life, il doc che sarà proiettato alla Fondazione Feltrinelli

 

In occasione della prima edizione di Milano Food City, domenica 7 maggio, alle ore 20.30, presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli sarà proiettato Theater of Life – Il Refettorio: Miracolo a Milano, di Peter Svatek (94′), distribuito da Wanted. Il documentario racconta la realizzazione del Refettorio Ambrosiano, la mensa allestita nel quartiere Greco (alla periferia nord di Milano) e gestita dallo chef stellato Massimo Bottura ai margini di EXPO 2015. Lungo i sei mesi dell’evento, 60 chef tra i più famosi al mondo hanno cucinato al Refettorio riutilizzando le tonnellate di avanzi di cibo dell’Esposizione Universale, preparando piatti d’autore per i senzatetto e gli immigrati. L’esperienza è stata una specie di miracolo, per questo Bottura ha deciso di aggiungere nel titolo Miracolo a Milano su ispirazione del film diretto da Vittorio De Sica nel 1951 che ha come protagonisti i senzattetto e in cui il villaggio di Lambrate, anch’esso nella periferia di Milano, è il luogo dell’utopia circondato dal mondo reale con tutta la sua crudeltà.

All’appuntamento milanese intervengono il regista Peter Svatek, il designer Giulio Iacchetti, il direttore della Caritas Ambrosiana della Diocesi di Milano Luciano Gualzetti oltre a Cristina Tajani, Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano.

Theater of Life (2016) – presentato nella sezione del Cinema Culinario durante la 67esima edizione della Berlinale – racconta e testimonia tutto questo progetto che di sicuro è una delle più belle eredità lasciate da Expo 2015. In attesa di incontrarlo, abbiamo rivolto qualche domanda al regista di origine ceca ed emigrato in Canada Peter Svatek.

Theater of Life è stato proiettato in molti paesi. Quali sono state le reazioni del pubblico?
Sono felice e sorpreso di accorgermi che il film riesce a toccare tutti. Il tema dello spreco del cibo, dei rifiuti alimentari e dell’aiuto ai bisognosi ha suscitato interesse ovunque. Ovviamente, dato che Massimo Bottura ha invitato a cucinare al Refettorio alcuni tra i migliori chef al mondo – tra cui Ferran Adria, Rene Redzepi e Alain Ducasse – sapevo che ci sarebbe stata una grande attenzione in un contesto che li includesse tutti. Ma penso e spero che quello che possa percepire il pubblico mondiale sia il valore umano del film. Ho insistito molto sull’equilibrare le testimonianze delle persone che mangiavano al Refettorio con quelle degli chef. Spero che il film restituisca al pubblico un quadro realistico della situazione.

Il messaggio sociale del film ha generato altre iniziative no profit?
Massimo Bottura ha fondato Food for Soul una ong per contrastare lo spreco alimentare. Ha già aperto un altro Refettorio in Italia, un altro a Lapa, un quartiere di Rio de Janeiro, in occasione dei Giochi Olimpici, ma sta anche per aprirne un altro a Londra e in altre città. La Caritas Ambrosiana poi ha voluto tener vivo il Refettorio “originale” che è ancora in funzione servendo ogni giorno pasti per i bisognosi ed è diventato anche un centro culturale per il quartiere di Greco.

Durante le riprese sei stato in contatto con molti chef internazionali. Hai altri progetti sul tema del cibo?
Theater of Life è l’unico film che ho fatto su questo tema. È stato presentato a New York la scorsa settimana e l’organizzatore dell’evento mi ha detto che non aveva mai visto “un film sul cibo” che fosse riuscito a mettere insieme l’aspetto culinario con una storia e un messaggio sociale così forte. Sono stato molto orgoglioso di sentirmelo dire. Dall’inizio alla fine delle riprese per Theater of Life ho impiegato due anni di lavoro. Essendo un regista, è un privilegio poter impiegare il mio tempo su tematiche diverse.

A cosa stai lavorando ora?
Io lavoro lentamente e, dato l’interesse di pubblico a livello internazionale, in questo momento sono spesso in giro per presentare Theater of Life. Sono un po’ restio a parlare di un film prima che venga fatto, perché ci sono sempre tante cose che possono andare storte e annullare un progetto. Quello che posso dire riguardo al futuro è che spero di giare un film sugli Yazidi..

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