Jacqueline Vodoz fotografa letta da Maria Giovanna Cicciari e Saverio Incombenti

Jacqueline Vodoz fonda la Danese con Bruno Danese nel 1956 ma la fotografia è un’espressione che l’accompagna per tutta la vita. Maria Giovanna Cicciari e Saverio Incombenti, in seguito a un precedente lavoro di lei alla Fondazione Vodoz Danese, realizzano il film documentario “L’Album di Jacqueline” che ne ritrae l’esperienza di fotografa, concentrandosi soprattutto sul periodo in cui Jacqueline partecipò al collettivo Rivolta Femminile, nei primi anni Settanta.
Il documentario ha scelte diverse rispetto alla formula classica: molto spazio è lasciato alle fotografie, riprese negli spazio della Fondazione Vodoz Danese, che scorrono lente sul video. “Abbiamo voluto fare un prodotto educato e delicato, per rispettare la figura di Jacqueline”, spiegano Cicciari e Incombenti. “Ed essere molto lenti è funzionale affinché lo spettatore si immerga nelle sue fotografie. Facendo delle ricerche d’archivio ci siamo accordi di similitudini nello sguardo di fotografa di persone e di oggetti e abbiamo voluto rendere quest’aspetto. Proprio per i soggetti scelti, i fotogrammi che abbiamo selezionato, così pieni di dettagli, era necessario un tempo lento. È un tempo riflessivo che da spazio allo spettatore di scoprire lo sguardo di Jacqueline. Siamo partiti dalla ricerca sul lavoro su Rivolta Femminile perché ci sembrava il momento più interessante della sua produzione di fotografa. Poi nel momento della selezione, aiutati da Manuela Cirino della Fondazione, siamo venuti in contatto con le interviste del 1999 che abbiamo inserito come narrazione del film, tornando alla formula più classica del documentario. Infine, abbiamo scelto di non commentare le fotografie con altre voci narranti, perché volevamo utilizzare solo materiale di Jacqueline e sarebbe stato quindi un’aggiunta di qualcosa che non esisteva”.
Nel film non ci sono musiche ma un ticchettio ricorrente e suoni fuori campo. “Si tratta di un metronomo che ci servito per far muovere i carrelli per la ripresa video. Poi ci è piaciuto il suono e abbiamo deciso di reinserirlo per scandire il passaggio delle fotografie. È una scelta tecnica che è diventata stilistica”.

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