Gli studenti della NABA premiano l’opera di Marcon

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Gli allievi del primo anno del Biennio di Arti Visive della NABA – Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano sono stati chiamati a eleggere un vincitore tra le opere presentate nella sezione speciale Filter. Spazi delle Immagini in Movimento, curata da Davide Giannella per il MDFF 2016. Vincono SPOOL / Tape 01. Lia (2007) e SPOOL / Tape 06. Martina (2007) di Diego Marcon che descrivono il passaggio al digitale di memorie a bassa risoluzione. Un’inedita rielaborazione del rapporto che quotidianamente si ha con lo spazio, spesso quello domestico, entro il quale si dispiegano gli affetti.

“Diego Marcon, classe 1985”, riferisce il comunicato di proclamazione, “con la serie SPOOL traduce in digitale le memorie analogiche di un’Italia sull’orlo dell’alfabetizzazione informatica di massa, giorni passati impressi sul nastro di cassette VHS-C da padri che involontariamente hanno trasformato la fanciullezza delle figlie in fiction. La giuria, presieduta da Davide Giannella e composta da Giulia Carletti, Annalisa Moschini, Tomas Øvrelid, Ilaria Pittassi e Roberta Riccio, ha riconosciuto il pregio del lavoro di Marcon che, editando l’infanzia filmata di Martina e Lia, opera sull’autorialità altrui convertendo il ritratto intimista di uno spazio identitario incubatore del petite bourgeois in immagini video pronte al consumo: e si tratta di una modifica che passa attraverso l’intervento di condivisione intrinseco ai social network, un cambio di destinazione che muta il senso di banali filmati amatoriali; registrazioni una volta destinate alla cerchia famigliare e forse agli amici, vengono ora mostrate al pubblico in una esternazione del privato che è la cifra del tempo corrente. Marcon attualizza sprazzi del decennio che va dalla metà degli anni Ottanta a quella degli anni Novanta con un’azione allora impensabile ma oggi spontanea, una violazione continua del privato legittimata dalla rivoluzione digitale, responsabile di infinite quanto questionabili possibilità di condivisione verso un pubblico che è diventato tanto ampio quanto rarefatto e smaliziato, costantemente in cerca di contenuti dal potenziale virale”.

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