Gianluca Migliarotti afferra i sogni in movimento

Grande entusiamo per la proiezione di “Driving Dreams” di Gianluca Migliarotti che ritrae il periodo d’oro del car design italiano dagli anni Sessanta ai Settanta, in cui gli “stilisti” delle famose carrozzerie quali Bertone, Pininfarina e Zagato, all’ombra dei grandi nomi, disegnavano prototipi e concept car in totale libertà e con la simbiosi creativa dei carrozzieri, capaci di straordinarie prodezze produttive. Una pellicola che fa parlare direttamente i protagonisti di quell’epoca – Aldo Brovarone, Leonardo Fioravanti, Marcello Gandini, Giancarlo Guerra, Paolo Martin, Giancarlo Parini, Filippo Sapino, Ercole Spada e Tom Tjaarda: “non uso mai voce narrante”, spiega Migliarotti, “mi piace fare documentari sui viventi per sentire dalle accezioni che danno le sfumature”.
Nella pellicola sono mostrati bozzetti e molte sono le riprese ravvicinate delle auto: “abbiamo fatto vedere i dettagli perché ritengo l’auto un oggetto interessante anche da statico. I dettagli come li vedevo da bambino: dal basso, ravvicinati come se li toccassimo. Mostrare così il dettaglio consente anche di vedere come loro i designer concepivano i modelli: avulsi dalle soluzioni tecniche di oggi. Loro avevano una conoscenza empirica, erano spinti dalla passione: ad esempio, Gandini dice che si stendeva sul letto e guardava dove posizionare il volante rispetto ai piedi. Oggi sarebbe impensabile. Guerra, il battilastra, non ha mai disegnato un bozzetto. La sua figura, fondamentale in quel fenomeno, è estinzione, nonostante sia parte fondante del nostro artigianato italiano. Abbiamo un patrimonio che che nasce dall’esperienza. E anche dall’anarchia. Molti dei sarti, designer e artigiani che ho intervistato volevano esprimere il proprio pensiero ed estetica, e un po’ di loro stessi a prescindere dalle conoscenze scientifiche e delle regole. Con ‘Driving Dreams’ abbiamo voluto celebrare queste figure!
La musica gioca un importante ruolo nel film nel trasmettere la passione: “l’automobile è un oggetto sensuale, lo dicono i designer. Abbiamo cercato delle musiche, molte dell’epoca, che richiamassero al divertimento, umanità, alla sensualità. In quel periodo ci vedo una ricerca di gioia che ho voluto richiamare anche con la musica”.
Come ha sottolineato il car designer Paolo Martin presente in sala: “oggi non ci sono i car designer, ma i ‘mark designer’ perché legati ai brief del marketing e capaci, quindi, di prodotti senz’anima che io chiamo ‘auto-domestiche’, non automobili”.

 

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