Design e vocazione sociale

Silvia Robertazzi, cofondatrie e co-curatrice di MDFF, e Stefano Cardini, caporedattore di Icon Design, moderano il panel discussion #3 Design Through Awareness @Samantha Caligaris
 Silvia Robertazzi, cofondatrie e co-curatrice di MDFF, e Stefano Cardini, caporedattore di Icon Design, moderano il panel discussion #3 Design Through Awareness @Samantha Caligaris Caterina Micolano di Sociallymadeinitaly @Samantha Caligaris Il designer esperto di social design Giulio Vinaccia © Annalisa Moschini Giulio Iacchetti, designer e fondatore di Internoitaliano © Annalisa Moschini Stefano Cardini (Icon Design) con Vincenzo Linarello (Cangiari) © Annalisa Moschini Alberto Cannetta dell'associazione Il Nodo © Annalisa Moschini Di profilo, Antonella Dedini, co-fondatrice e co-curatrice di MDFF, e  il design consultant Stephan Hamel; sullo sfondo Ilaria Venturini Fendi di Carmina Campus e Vincenzo Linarello di Cangiari © Annalisa Moschini
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Di profilo, Antonella Dedini, co-fondatrice e co-curatrice di MDFF, e il design consultant Stephan Hamel; sullo sfondo Ilaria Venturini Fendi di Carmina Campus e Vincenzo Linarello di Cangiari © Annalisa Moschini

Milano Design Film Festival non è solo una rassegna cinematografica nel mondo del design e dell’architettura, ma una piattaforma per la promozione della cultura progettuale. E progetto è da intendersi nelle più diverse sfaccettature come lo strumento per ideare buone pratiche nel quotidiano, dalla città alle relazioni tra gli esseri viventi. Per questa ragione, durante il festival annuale MDFF organizza tavole rotonde di confronto interdisciplinare sul design. È il caso del panel discussion #3 Design Through Awareness, moderato da Silvia Robertazzi, cofondatrice del MDFF, e da Stefano Cardini, caporedattore del magazine Icon Design, che ha preceduto la proiezione del film One Water di Sanjeev Ai Habashi: un viaggio intercontinentale lungo le rotte della crisi idrica globale. I partecipanti al panel hanno portato esperienze da tutto il mondo dimostrando come il design possa essere portatore di prosperità a partire dal rispetto e dalle risorse precipue del territorio in cui si opera.

Così Daniela Fantini ha promosso il progetto 100 Fontane: Fantini for Africa, che ha costruito un acquedotto per una comunità di 25 mila abitanti nel Burundi e ora è impegnato nella creazione di un workshop di falegnameria. Patrizia Scarzella, forte di molte esperienze a finalità sociale nei paesi in via di sviluppo, con Alberto Cannetta dell’associazione Il Nodo e Giulio Vinaccia, Compasso d’Oro per il design sociale e pioniere di questo genere di pratica, raccontano di come, a patire dalla creatività e dall’ascolto delle persone in loco, sia possibile trovare una strada sostenibile e soprattutto priva di atteggiamenti paternalistici. Fernando e Humberto Campana decidono di portare la propria esperienza nell’artigianato brasiliano ai ragazzi di una favelas di San Paolo, per dare loro una scelta e una possibilità di riscatto dalle proprie condizioni di vita.

Senza andare dall’altro capo del mondo, Caterina Micolano di Sociallymadeinitaly, un network che coinvolge i detenuti delle carceri italiane ed incoraggia le aziende a trasformarsi in “social brands”, e Ilaria Venturini Fendi con Carmina Campus, dimostrano la possibilità di una manifattura responsabile verso l’ambiente e le persone ma che non rinuncia al bello. Infine Giulio Iacchetti e Vincenzo Linarello con Internoitaliano e Cangiari, rispettivamente una fabbrica lenta e diffusa in Brianza e un brand che riunisce cooperative sociali calabresi, mostrano un tipo di produzione che rispetta il saper fare che si sta perdendo e che parte sempre dalla centralità della persona.

Ma per un ulteriore racconto del panel discussion #3 Design Through Awareness, rimandiamo all’articolo di Stefano Cardini su icondesign.it.

 

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