Intervista con il regista Matteo Garrone

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L’incontro con il mondo del design e un corto dedicato a questo. Quest’anno il regista Matteo Garrone è stato scelto per girare un corto d’introduzione alla mostra “Before Design: Classic”, curata dallo Studio Ciarmoli Queda, in scena durante il Salone del Mobile di Milano (Pad. 15 Rho Fiera). Un’altra conferma del fatto che cinema e design sono ambiti creativi sempre più intrecciati e che uno sguardo fuori dal coro può solo arricchiare un settore. Il lavoro di Garrone quindi in questo caso è centrato sul mobile classico, vero protagonista del corto, ma lui ha cercato di parlarne in modo non convenzionale e didascalico, scrivendo una sceneggiatura sui generis. È la prima volta che il pluripremiato regista romano – che ha firmato pellicole tra cui L’imbalsamatore (2002), Gomorra (2008), Reality (2012), Tale of Tales – Il Racconto dei Racconti (2015) – si cimenta con il mondo del design.

Un corto sul “mobile classico”: da dove sei partito?

Il classico per me è il bello che attraversa le epoche restando sempre attuale. Partendo da qui ha girato le scene con libertà espressiva, come se fosse un mio film: ho scelto luoghi a me cari, come Piscina Mirabilis a Bacoli, Cuma, Castel Volturno e ho creato uno scenario post-atomico, fatto di case distrutte sul mare, suggestioni oniriche e di fantascienza.. In questo mondo desolato, i bambini – che hanno uno sguardo puro, capace di vedere il bello – salvano dalle macerie e conservano per il futuro alcuni mobili per continuare a tramandare un’idea di bellezza.

Lo sfondo del corto è un luogo incantato, l’approccio è emotivo. In quali elementi possiamo riconoscere la tua identità registica?

Questo corto potrebbe essere la scena di un mio film. Sicuramente per l’atmosfera che si muove tra il realismo e una dimensione fantastica. O meglio, per l’elemento fiabesco che è presente in tutti i miei lavori. Anche Gomorra, per quanto sia girato in maniera apparentemente più documentaristica, per come la vedo io in fondo è una fiaba nera. Il corto è centrato sul mobile classico e abbiamo trovato un racconto che ci permettesse di fare un lavoro meno convenzionale.

Della tua regia, hai dichiarato: “Vengo considerato un realista, ma non mi sono mai considerato tale”: ci spieghi meglio il tuo punto di vista?

Parto dalla realtà per cercare di interpretarla e portarla in un’altra dimensione, più astratta. Quindi non mi sono mai accontentato dell’imitazione o del realismo fine a se stesso, ma cerco di partire sempre dall’osservazione della realtà per trasfigurarla. Questo è sempre stato il mio approccio. Invece nel mio ultimo film, “Tale of Tales – Il Racconto dei Racconti”, ho fatto il percorso inverso: sono partito dal fantastico per portarlo in una dimensione più reale.

Gomorra quindi per te non è realismo?

Sicuramente parte dall’osservazione della realtá, ma già quando ho letto il libro di Saviano mi sono appassionato a quel progetto perché ci ho visto subito una metarealtá: c’era qualcosa che andava al di lá, che sconfinava a tratti nella fantascienza o comunque in una dimensione visionaria. Poi per rendere lo spettatore partecipe di quel mondo mi sembrava giusto tenere un registro apparentemente documentaristico, ma tutto il lavoro si muove su una dimensione visionaria. Io non so se esistano davvero bambini che portano i tir con i rifiuti tossici, ma quella era un’immagine che mi sembrava realistica e che al tempo stesso aveva una componente di astrazione.

Non ho schemi fissi, ma ami sperimentare conservando la tua identità. C’è un genere in particolare a cui non hai mai lavorato e che ti piacerebbe affrontare?

Ce ne sono tanti! Mi piacerebbe girare un film legato a una tematica religiosa, oppure allo sport, visto che sono un ex atleta.. Quando incontrerò la storia giusta mi verrà l’ispirazione, magari da un libro, da storie di cronaca, autobiografie o racconti.

L’ultimo film che hai visto e ti è piaciuto sul serio? O magari una serie tv…

Mi è piaciuto molto Lo chiamavano Jeeg Robot, un’opera prima del regista Gabriele Mainetti (un superhero movie tutto italiano n.d.r.).  Riguardo alle serie tv: non ho nulla contro, ma sinceramente non seguo troppo le mode. Per Gomorra mi sarebbe piaciuto farne una serie tv prima di fare il film, ma erano altri tempi, non c’era tutta questa attenzione. Ora che vanno molto di moda.. comunque non lo escludo se capita l’occasione giusta. Anche Il Racconto dei Racconti poteva essere una serie tv in un secondo momento, ma non credo non lo diventi. Anche se ci sono tanti racconti che sarebbe interessante fare.

A che cosa stai lavorando adesso? Prossimi progetti?

Sto scrivendo: scrivo, cancello, scrivo. Ma per scaramanzia non ne parlo mai prima!

 

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